Welfare, le partite aperte (27/07/2022)

Quali sono le sfide sociali che il prossimo Governo dovrà affrontare? Ecco un elenco di priorità

Natalità

Con 193 voti favorevoli, 10 contrari e 15 astenuti ad aprile 2022 il Senato ha approvato in via definitiva il Family Act. La riforma – come era giusto ma non scontato che fosse – ha avuto l’appoggio trasversale di tutte le forze politiche. Ora si tratta di darle gambe, a cominciare dal miglioramento dell’Assegno Universale e dalla definizione di un piano per la natalità che possa utilizzare i fondi del Pnrr.

Non autosufficienza

Prima della pausa estiva era prevista la presentazione dell’attesissimo Disegno di legge Delega per la riforma della non autosufficienza, prevista dal Pnrr. Non siamo al punto zero e non è possibile immaginare di ricominciare daccapo. La riforma in un modo o nell’altro si farà ma farla non significa farla bene. Attenzione quindi. A rimetterci, sarebbero i 10 milioni di persone coinvolte nella non autosufficienza: 3.8 milioni di anziani che la vivono, i loro familiari, le badanti e gli operatori dei servizi.

Disabilità

La Legge Delega in materia di disabilità, anch’essa prevista dal Pnrr, è una partita più avanti rispetto a quella della Non autosufficienza, ma anche qui ci vogliono sette decreti attuativi. Quello per l’istituzione di un Garante nazionale delle disabilità per esempio era pronto per andare in Consiglio dei Ministri.

Povertà

Il Reddito di cittadinanza ha rappresentato un’ancora di salvezza per 1,8 milioni di famiglie, ma va notato che circa il 46% dei percettori risultano occupati (552.666 standard e 279.290 precari) con impieghi tali da non consentir loro di emergere dal disagio e da costringerli a ricorrere al RdC per la sussistenza. Occorre riformare il reddito di cittadinanza, superando la preminenza della centralità dei Centri per l’impiego, che si sono dimostrati nadeguati. La misura è innanzitutto una misura di contrasto alla povertà e in questo senso vanno rafforzati i servizi di formazione, orientamento e presa in carico delle persone, il rafforzamento dei patti per l’inclusione e l’attuazione dei Puc.

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Ius Scholae

La riforma della legge sulla cittadinanza – che risale al 1992 – ha visto in tempi diversi più tentativi di riforma, tutti rimasti incompiuti. L’effetto? Illudere e deludere centinaia di migliaia di giovani. I minori di seconde generazioni in Italia risultano essere un milione e 316mila, con 877mila, uno su dieci, alunni provenienti da contesti migratori iscritti nelle nostre scuole: più del 65% di essi è nato in Italia. Allor ius scholae, la attuale proposta, ha il favore di 6 italiani su 10, al di là della sensibilità politica: si dichiara d’accordo il 48% tra chi è elettore della Lega, il 35% tra vota Fratelli d’Italia e il 58% degli intervistati di Forza Italia. I pedagogisti non hanno dubbi: riformare la legge 91/1992 è anzi doveroso, perché – dice Massimiliano Fiorucci, presidente della Siped e ordinario di Pedagogia sociale e interculturale all’Università di Roma Tre – «citando Balducci non possiamo vivere in un mondo globale con una coscienza neolitica».

Riforma del Terzo settore

Nello scenario politico che si va delineando, restano diverse cose che non possiamo permetterci di lasciare in sospeso in questi ultimi giorni di attività parlamentare e di Governo prima dell’avvio della fase elettorale. Per migliaia di enti del Terzo settore, specie in questo momento storico, è di fondamentale importanza concludere l’iter della riforma e consentire l’operatività degli strumenti e delle opportunità per le quali già dal 2016 sono state stanziate risorse ancora in massima parte non utilizzate. È indispensabile concludere l’iter di approvazione del pacchetto di modifiche ai decreti di riforma del Terzo settore proposto all’art. 26 del DL semplificazioni (DL 73 del 2022), frutto di un intenso lavoro di concerto tra ministero del Lavoro, ministero dell’Economia e finanze e Forum del Terzo settore. Tale “pacchetto” di modifiche è cruciale anche per l’avvio della richiesta definitiva di autorizzazione alla Commissione europea, con la quale è stato avviato un confronto per ottenere il via libera alle misure fiscali.

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Servizio Civile

La caduta del Governo Draghi chiude la gestione di Fabiana Dadone del Servizio Civile Universale. L’esponente grillina si è segnalata innanzitutto per la sua incapacità di gestire il dialogo con gli enti e i soggetti responsabili della macchina del servizio civile rappresentanti nella Consulta nazionale: i casi potrebbero essere tanti dalla certificazione delle competenze, al tentato blitz (miseramente fallito) per introdurre una riforma mai discussa pubblicamente. Oggi dunque quali sono le priorità da affrontare nell’anno che a dicembre celebrerà i 50 anni dalla legge sull’obiezione di coscienza? Ne indichiamo tre. Primo: rilanciare le attività di promozione del valore del servizio civile, non come leva per l’occipabilità dei giovani (così l’ha inteso la Dadone), ma come momento di formazione alla pace e alla non violenza dei nostri giovani. Secondo: nel pieno della guerra russa in Ucraina avviare una vera campagna a favore dei corpi civili di pace, strumento oggi ancora sperimentale e sottoutilizzato. Terzo: prevedere per il bando 2023 un contigente di almeno 80mila volontari, quelli che allo stato delle cose, gli enti del servizio civile sono in grado di assicurare, preparando il campo a un servizio che nel corso della prossima legislatura possa diventare davvero universale, ovvero disponibile per chiunque ne faccia domanda (oggi stimati fra i 110mila e i 120mila ragazzi l’anno).

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foto di Carlo Lannutti per Sintesi

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