Young Americans, la storia dello spin-off di Dawson’s Creek con Ian Somerhalder mai visto in Italia


Che cos’è Young Americans, lo spin-off di Dawson’s Creek

Young Americans: in pochi sanno che Dawson’s Creek ha avuto uno spin-off di breve durata.

Il protagonista, Will Krudiski (Rodney Scott) appare per la prima volta nell’episodio “Sensi di colpa”, il diciannovesimo della terza stagione di Dawson’s Creek. La sua introduzione è giustificata dal fatto che Will è un amico d’infanzia e compagno di scuola di Joey (Katie Holmes) e Dawson, che nel corso degli anni è rimasto in contatto con Pacey (Joshua Jackson).

Will, che è anche la voce narrante di Young Americans, arriva a Capeside in occasione dello spring break per passare un po’ di tempo coi suoi vecchi amici, i quali si sono riuniti a casa di Gwen (Julie Bowen di Modern Family), la zia di Dawson (James Van Der Beek).

Nel corso di tre episodi, Will si lega brevemente ad Andie McPhee (Meredith Monroe). La sua ultima apparizione in Dawson’s Creek avviene nell’episodio “Un amore conteso”, il ventunesimo della terza stagione, quando Will decide di lasciare Capeside per far ritorno a New Rawley.

La trama di Young Americans

Young Americans nasce come una serie a sé stante. Il suo creatore Steve Antin, che da bambino apparì ne I Goonies vestendo i panni di Troy, ebbe l’ispirazione per la serie quando si trovò a viaggiare in auto attraverso il New England, regione in cui la serie è ambientata.

Sostando ad una pompa di benzina, fu sorpreso da quattro ragazze quindicenni che erano addette ai rifornimenti: un lavoro abitualmente riservato ai maschi. Di quell’incontro, Antin ricordò che una di loro disse che il padre era il proprietario della stazione di servizio. “La trovai la cosa più dolce che avessi mai visto”, sosteneva Antin, che nel 2010 fu il regista del cult Burlesque.

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Ambientata nella città di New Rawley, Young Americans ha per protagonista Will Krudiski, fresco di ammissione presso la Rawley Academy, il prestigioso liceo del luogo. La premessa della serie si innesta sulla giustapposizione tra “blue collar” e “blue blood”, cioè classe operaia e classe dirigente, nel cuore degli Stati Uniti.

Approdato alla Rawley con una borsa di studio, Will inizia la sessione estiva e trova nell’accademia un modo per scampare al padre violento. Il giovane sarà poco ravveduto quando confesserà al suo compagno di stanza Scout Calhoun (Mark Famiglietti) di avere copiato all’esame di ingresso. Questa informazione raggiungerà le orecchie di Finn (Ed Quinn), il loro allenatore nonché insegnante. La permanenza di Will sembra essere a repentaglio, ma il giovane riuscirà a spuntarla in extremis.

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Nel corso della serie, Will continua a vivere conteso tra due mondi. Quello che conosce sin dall’infanzia, rappresentato dagli amici di sempre Bella (Kate Bosworth), la quale è anche la fidanzata di Scout, e Sean (Matt Czuchry), e quello della Rawley Academy, dove fatica a trovare la propria dimensione.

Non mancano le svolte puramente soap opera tipiche di ogni teen drama che si rispetti.

Tra le vicende che si susseguono negli otto episodi, l’amore proibito tra Scout e Bella, che potrebbero avere lo stesso padre, e la storia di Jacqueline (Kate Moennig), una giovane di New Rawley che si iscrive alla Rawley Academy spacciandosi per un ragazzo di nome Jake. Qui sarà notata da Hamilton (Ian Somerhalder), il quale si chiederà se i sentimenti che prova per “Jake” siano indicativi della sua omosessualità.

Volevo scrivere una serie sui giovani e volevo ambientarla in quel momento della vita in cui le possibilità sembrano illimitate” commentò Antin nel 2000, aggiungendo: “Ho voluto scrivere la serie su quei momenti che, guardandoli col senno di poi, sembrano molto meno questioni di vita o di morte. Ma, quando si è adolescenti, è impossibile non essere melodrammatici”.

Cast di Young Americans, un tripudio di volti emergenti

I protagonisti di Young Americans, in senso orario: Rodney Scott, Kate Bosworth, Mark Famiglietti, Ian Somerhalder, e Katherine Moennig, 2000, © Columbia-TriStar Television / Courtesy: Everett Collection.
I protagonisti di Young Americans, in senso orario: Rodney Scott, Kate Bosworth, Mark Famiglietti, Ian Somerhalder, e Katherine Moennig, 2000, © Columbia-TriStar Television / Courtesy: Everett Collection.

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Il cast di Young Americans si avvale del talento degli attori più affermati degli anni Duemila, al tempo esordienti.

Al fianco del protagonista Rodney Scott (American Dreams), troviamo Ian Somerhalder, che successivamente ha conosciuto la popolarità grazie ai ruoli di Boone in Lost e di Damon Salvatore in The Vampire Diaries. In Young Americans, Somerhalder interpreta Hamilton.

Il migliore amico di Will nella serie, un giovane di nome Sean McGrail, ha il volto di Matt Czuchry. Prima di diventare Logan in una Mamma per amica, Cary in The Good Wife e Conrad in The Resident, Matt è apparso in qualità di guest star in Young Americans.

Prima di diventare celebre nei panni di Shane in The L Word, Katherine Moenning ha interpretato Jacqueline/Jake in Young Americans. Mark Famiglietti (Aquarius, Code Black) porta in scena Scout Calhoun, il compagno di stanza di Will alla Rawley Academy.

Kate Bosworth (Superman Returns, The I-Land) interpreta Bella, la migliore amica di Will e la fidanzata di Scout. L’altro interesse romantico di Will nella serie ha il volto di Michelle Monaghan (True Detective, Messiah).

Appare nella serie anche Charlie Hunnam, l’attore britannico celebre per Sons of Anarchy, portando in scena il personaggio di Gregor Ryder, il bad boy della Rawley Academy.

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Il professore Finn, docente e allenatore del team di canottaggio, è interpretato da Ed Quinn (Randy in 2 Broke Girls). Nell’episodio pilota, la parte fu affidata a Jeremy Sisto che lasciò la serie per dedicarsi ad altri progetti.

Curiosità su Young Americans

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Prodotta, tra le altre, dalla Columbia TriStar Television, per il lancio di Young Americans fu deciso di fare ricorso alla serie di maggior successo della stessa casa di produzione, Dawson’s Creek. Trasmessa dal network The WB, la serie con protagonista James Van Der Beek avrebbe costituito la rampa di lancio di Young Americans grazie all’introduzione del suo protagonista Will verso la fine della terza stagione.

L’episodio pilota fu girato nel 1999 ad Atlanta, salvo poi essere congelato fino all’anno seguente per finalizzare un accordo di sponsorizzazione esclusiva con Coca-Cola che avrebbe visto quest’ultima pagare 6 milioni di dollari per essere associata a Young Americans. Questo contribuì in maniera decisiva alla decisione della rete The WB di commissionare una prima stagione della serie, nella quale l’incessante product placement di Coca-Cola diventò materiale per i comici dei talk-show dell’epoca.

Steve Carell, allora in forze al Daily Show, si divertì molto a prendere in giro Young Americans per i costanti riferimenti alla bevanda nei dialoghi della serie.

In preparazione al lancio avvenuto nell’estate del 2000, il produttore Antin ebbe modo di rifinire la serie approfittando di un anno di lavorazione in più. Oltre ad aver alleggerito alcune storyline, rimandandole agli episodi seguenti, Antin riuscì spostò la produzione nello stato del Maryland e incluse, nella colonna sonora della serie, alcune delle proprie canzoni preferite tra cui “Over the Rainbow” di Israel Kamakawiwo’ole, divenuta poi una hit mondiale.

La sigla di Young Americans

Come “I don’t want to wait” di Paula Cole, anche Young Americans ebbe una sigla memoriabile. In questo caso si trattò della canzone “Six Pacs” cantata dal gruppo The Getaway People e contenuta nel loro album Turnpike Diaries.

Il riferimento alle sigarette, contenuto nella canzone originale, fu omesso per la versione della sigla su richiesta del network The WB. Ecco la sigla:

Young Americans cancellato: cos’è andato storto

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Nonostante fosse stato presentato al pubblico come lo spin-off della serie Dawson’s Creek, serie di punta del network The WB, i giovani americani non si rividero mai davvero in Young Americans – perdonate il gioco di parole.

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Gli otto episodi che compongono la prima (e unica) stagione della serie sono stati trasmessi dal 12 luglio al 30 agosto del 2000, fungendo da sostituto alla programmazione di Dawson’s Creek.

La consueta pausa estiva che i network generalisti concedono alle serie in onda dall’autunno agli inizi di maggio sembrava il momento perfetto per lanciare lo spin-off di Dawson’s Creek, allora a cavallo tra la sua terza e la quarta stagione.

Tuttavia gli ascolti non premiarono mai Young Americans, un segnale di disaffezione molto chiaro che la rete The WB non mancò di cogliere. Una volta conclusa la programmazione degli episodi inediti, il network annunciò che Young Americans non sarebbe tornata con una seconda stagione a causa dei bassi ascolti.

Successivamente si era fatta avanti MTV, interessata alla prospettiva di commissionare una stagione 2 di Young Americans per rafforzare il proprio presidio nello scenario competitivo delle serie televisive grazie a titoli come Undressed.  Il Music Television Network non formalizzò mai l’intenzione di resuscitare Young Americans, e la serie cadde nell’oblio.

Young Americans in Italia: è ancora inedita

La prima stagione non è mai stata distribuita in home video: i DVD di Young Americans non esistono, così come la serie ad oggi non è ancora approdata nel catalogo di alcun servizio streaming. In Italia, Young Americans non è mai stata trasmessa.

La serie risulta inedita ancora oggi, nonostante Italia Uno, l’emittente che trasmise Dawson’s Creek tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila, avrebbe potuto rappresentare la casa ideale per la serie.

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Il suo insuccesso in patria, tuttavia, deve avere scoraggiato Mediaset dall’acquisire Young Americans per trasmetterla nel nostro Paese.

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