Zona rossa, a rischio 4 Regioni. Boccia: “Confronto su parametri per prossimo Dpcm”


Dopo la cabina di regia e la riunione del Comitato tecnico scientifico di oggi, venerdì 20 novembre, il governo deciderà se nuove Regioni diventeranno zona rossa o arancione, sulla base dei nuovi dati relativi al monitoraggio dell’epidemia di Covid-19 in Italia. In mattinata il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato un’ordinanza, in vigore da oggi, con cui si rinnovano le misure relative alle regioni Calabria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Valle d’Aosta.

La nuova ordinanza è valida fino al 3 dicembre, ma resta ferma la possibilità di una nuova classificazione in base ai dati. Fino a poche ore fa le regioni considerate a rischio erano Puglia, Basilicata e Sicilia, ma secondo quanto riporta Il Corriere della Sera, al ministero ora prevale la convinzione che solo per l’Abruzzo, che ha già adottato un’ordinanza con misure più stringenti, potrebbe scattare oggi stesso la fascia rossa. Per le altre regioni non dovrebbero esserci sorprese. Ieri anche il governatore della Sicilia, Nello Musumeci ha annunciato un’ordinanza che dispone negozi chiusi la domenica e nei festivi.

Ecco un riepilogo con l’attuale suddivisione delle Regioni. Tra parentesi le date di adozione delle rispettive ordinanze del ministro della Salute Roberto Speranza:

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ZONA ROSSA (rischio alto) – Provincia di Bolzano (10 novembre); Calabria (4 novembre); Campania (13 novembre); Lombardia (4 novembre); Piemonte (4 novembre); Toscana (13 novembre); Valle d’Aosta (4 novembre).

ZONA ARANCIONE (rischio medio-alto) – Abruzzo (10 novembre); Basilicata (10 novembre); Emilia Romagna (13 novembre); Friuli Venezia Giulia (13 novembre); Marche (13 novembre); Liguria (10 novembre); Puglia (4 novembre); Sicilia (4 novembre); Umbria (10 novembre).

ZONA GIALLA (rischio medio) – Lazio; Molise; Provincia di Trento; Sardegna; Veneto.

Regioni e zona rossa, Boccia: “Parametri restano ma confronto per prossimo Dpcm”

Il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, ha annunciato ieri al termine del confronto con le Regioni che i parametri resteranno i 21 indicati, ma che da oggi fino a fine mese ci sarà un tavolo tecnico tra il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro, i tecnici dell’Iss, quelli del ministero della Salute e del ministero delle Regioni per valutare le “ulteriori ponderazioni e proposte delle Regioni”. I governatori regionali avevano chiesto di portare gli indicatori da 21 a 5.

“Lavoriamo insieme come abbiamo sempre fatto per il prossimo dpcm, approfondendo in sede tecnica le proposte della Conferenza delle Regioni. Ma fino al 3 dicembre restano in vigore parametri e regole condivise, oggi in vigore. Serve chiarezza, che abbiamo il dovere di garantire anche nel dibattito pubblico”, ha detto il ministro.

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“Le proposte scientifiche della Conferenza delle Regioni saranno oggetto – riprende – di un rigoroso confronto con il prof. Brusaferro, il prof. Rezza e i tecnici dell’Istituto Superiore di Sanità che valuteranno tutti i contributi con grande attenzione. Abbiamo la responsabilità comune di garantire la salute di tutti riducendo ogni giorno i contagi e alleviando la pressione sulle reti sanitarie. Dobbiamo lavorare con velocità e unità perché nessuna famiglia pianga più. Anche oggi purtroppo ancora troppi dolori. I morti non sono numeri ma persone la cui scomparsa rende tutti noi più poveri”.

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